“Ogni maggio”
Se fosse un romanzo popolare inizierebbe con “Ogni maggio…”
Ogni maggio il Giro passa, e tutto si ferma, o almeno così sembra a noi che ci siamo dentro.
Passa in televisione, sotto casa, nei discorsi al bar, nelle chat di famiglia, nei programmi alla tv, nei ricordi.
Perché il Giro non si guarda e basta. Si aspetta. Si sente arrivare. Si vive. A bordo strada, senza barriere, senza filtri, con i pugni chiusi agitati in aria, i campanacci, gli “alè alè”, i lenzuoli stesi ai balconi, i cartelli improvvisati, le scritte sull’asfalto, e quel sipario di folla che si apre e si richiude in pochi secondi, lasciandoti addosso una scossa difficile da spiegare.
“Da avventuroso carosello plebeo a nobiltà atletica di prim’ordine” diceva Gianni Brera. Ed è proprio questo il punto. Il Giro tiene insieme tutto.
Passato e futuro.
Strada e mito.
Eroi ed underdog.
Caos ed eleganza.
La semplicità apparente del mezzo e l’avanguardia strategica.
Non è solo una corsa.

Se fosse un romanzo popolare inizierebbe con “Ogni maggio…”
Se fosse una bici, sarebbe una De Rosa, e lo è quest’anno.
Anzi lo sono: quattro bici da strada in edizione limitata, pensate per stare dentro questo rito collettivo con rispetto, con carattere, con il nostro modo di vedere il ciclismo.
Per noi è una ricorrenza che sa di famiglia. Di generazioni che si passano una passione di mano in mano. Di storie ascoltate, di Giri vissuti da vicino, inseguiti, costruiti, aspettati.
Da oltre 50 Giri d’Italia vissuti da vicino, e più di 500 atleti passati sulle nostre bici, abbiamo imparato una cosa semplice: il Giro cambia ogni anno, ma quello che rappresenta resta.
Fa parte della nostra storia, del nostro nome, del nostro cuore.
Abbiamo provato a mettere tutto questo nel nostro capitolo.
